L'intelligenza artificiale sostituirà il commercialista? Risposta onesta

L'intelligenza artificiale sostituirà il commercialista?

Oct 14, 2026

No: l'intelligenza artificiale non sostituirà il commercialista, e in Italia non può farlo nemmeno per legge. La legge 132/2025, all'articolo 13, la limita alle attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale del professionista. Cambia invece la parte ripetitiva della giornata: invii, solleciti, scadenze da trovare, abbinamenti da controllare.

È la domanda che si fanno quasi tutti i titolari di studio prima di provare uno strumento con l'intelligenza artificiale, spesso con due paure insieme: «finirò per fare un lavoro che non riconosco» e «se lo strumento fa tutto da solo, di chi è la colpa quando sbaglia?». In questa guida rispondiamo senza giri di parole: cosa dice la norma, quali lavori cambiano davvero, cosa resta allo studio, cosa succede ai collaboratori e come riconoscere uno strumento costruito nel modo giusto.

In questo articolo: cosa dice la legge · quali lavori cambiano · cosa resta al commercialista · e i collaboratori? · perché il «fa tutto da solo» è un rischio · 5 domande da fare a uno strumento · domande frequenti

Cosa dice la legge italiana sull'intelligenza artificiale nelle professioni?

La legge 23 settembre 2025, n. 132, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 e in vigore dal 10 ottobre 2025, dedica l'articolo 13 alle professioni intellettuali. Il primo comma stabilisce che l'uso dell'intelligenza artificiale è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all'attività professionale, con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione.

Tradotto nella giornata di uno studio: lo strumento può leggere, ordinare, preparare una bozza, proporre una data. Il parere, la scelta e la firma restano del professionista. Non è una raccomandazione di buon senso, è il perimetro entro cui la norma ammette l'uso dell'intelligenza artificiale in studio.

Il secondo comma aggiunge un obbligo di trasparenza: per tutelare il rapporto di fiducia, le informazioni sui sistemi di intelligenza artificiale usati dal professionista vanno comunicate al cliente con un linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Uno studio che usa questi strumenti deve quindi dirlo ai propri clienti, di solito con un'informativa scritta.

La conseguenza pratica è netta. Uno strumento che pretendesse di «fare il commercialista» al posto tuo non sarebbe un'innovazione: metterebbe lo studio fuori dalla regola. Il valore sta tutto nella parte di supporto, ed è lì che conviene guardare.

Quali lavori dello studio cambiano davvero con l'intelligenza artificiale?

Cambiano i lavori ripetitivi che oggi si fanno a mano, cliente per cliente, e che non richiedono un giudizio professionale ogni volta. Sono quelli che riempiono le ore tra le 9 e le 18 e lasciano la consulenza per la sera.

Prendiamo come esempio concreto le funzioni di Commercialista AI, così come le descrive oggi la pagina del programma:

  • Invio degli F24. Carichi gli F24 fatti con il gestionale: il programma capisce di quale cliente è ognuno e prepara l'email. Tu controlli e premi Invia. Chi non risponde riceve un sollecito, solo se lo accendi.
  • Scadenze. Un avviso bonario, una cartella, una rata: il programma le trova nelle email che arrivano allo studio o nei PDF che carichi, legge la data e te la propone in calendario. Tu confermi.
  • Risposte ai clienti. Il cliente scrive una domanda o manda un documento: il programma prepara la bozza di risposta nel tono dello studio. La leggi, la correggi se serve e la mandi.
  • Estratti e fatture. Carichi i movimenti di banca, carta o PayPal e le fatture: il programma abbina pagamenti e fatture e ti mostra solo quelli senza fattura o da controllare.
  • Fatture estere. Dal PDF del fornitore estero, anche scannerizzato, il programma legge importi, date e partita IVA e prepara il file XML da importare nel gestionale.

In tutti questi casi il lavoro non sparisce: si sposta. Prima lo studio cercava, copiava, abbinava e scriveva. Ora controlla quello che lo strumento ha preparato, con la fonte accanto. Il tempo che si libera è quello della ricerca e della battitura, non quello del ragionamento.

C'è anche una lista di cose che il programma non fa, scritta in chiaro sulla pagina: non si collega al gestionale e non scrive nelle registrazioni, non manda niente all'Agenzia delle Entrate, non decide al posto dello studio. Lavora accanto al gestionale, che resta lo strumento con cui lo studio trasmette e registra.

Cosa resta al commercialista, anche con l'intelligenza artificiale?

Resta tutto ciò che richiede giudizio, responsabilità e relazione: la consulenza, la scelta tra più strade possibili, il controllo finale, la firma e il rapporto con il cliente. È esattamente la parte che la legge 132/2025 dichiara prevalente.

Nel concreto, ci sono 4 aree che nessuno strumento serio ti toglie:

  1. Il giudizio sul caso. Se conviene aderire a un regime, come impostare una rateizzazione, cosa rispondere a un cliente che contesta un importo. Lo strumento può preparare una bozza, ma la valutazione è tua.
  2. Il controllo. Ogni proposta va guardata prima di diventare un'azione. Sulla pagina di Commercialista AI c'è una frase che conviene ricordare: nessun avviso non vuol dire nessun adempimento. Un calendario vuoto non è una garanzia.
  3. La responsabilità professionale. Verso il cliente risponde lo studio, non il fornitore del software. Per questo l'invio di risposte e F24 deve passare da una conferma umana.
  4. La relazione. Il cliente sceglie uno studio perché si fida delle persone. Un'email partita in tempo e scritta bene rafforza quella fiducia; una risposta automatica sbagliata la rompe in un minuto.

Il paradosso è che, togliendo la parte ripetitiva, la parte professionale diventa più visibile. Il cliente nota meno il sollecito e di più la telefonata in cui gli spieghi cosa fare.

E i collaboratori dello studio: perderanno il lavoro?

Il loro lavoro cambia forma: meno inserimento e ricerca, più controllo e contatto con i clienti. Nessuno può prevedere con onestà quanti posti cambieranno nei prossimi anni, ma una cosa è chiara già oggi: chi sa usare questi strumenti con criterio diventa più utile allo studio, non meno.

In molti studi le attività che pesano di più sui collaboratori sono proprio quelle che lo strumento prepara: rincorrere i documenti, preparare 40 email quasi identiche, cercare nella posta la comunicazione di un ente. Spostare quelle ore su controllo, assistenza ai clienti e preparazione delle pratiche è spesso il modo per reggere il carico delle scadenze senza assumere in emergenza.

C'è poi un obbligo che riguarda proprio le persone. L'articolo 4 del Regolamento europeo 2024/1689 chiede a chi usa sistemi di intelligenza artificiale di formare il personale che li adopera, in modo proporzionato al ruolo. Un collaboratore che sa riconoscere un errore della macchina è la migliore difesa dello studio. Ne parliamo nel dettaglio nella guida su come formare i collaboratori all'intelligenza artificiale.

Un dettaglio pratico aiuta: in Commercialista AI ogni piano comprende utenti illimitati, quindi ogni collaboratore ha il proprio accesso. Si sa sempre chi ha confermato cosa, e nessuno deve prestare la password del titolare.

Perché uno strumento che «fa tutto da solo» sarebbe un rischio per lo studio?

Perché sposterebbe sullo strumento decisioni che la legge e la responsabilità professionale lasciano allo studio, e perché anche il miglior sistema di intelligenza artificiale può sbagliare con grande sicurezza. Un errore che parte senza controllo diventa un problema del cliente prima ancora che dello studio.

Gli errori tipici non sono spettacolari, sono piccoli e pericolosi: un F24 associato al cliente con un nome simile, una data letta male da una scansione, una scadenza che non compare perché la comunicazione è arrivata su un canale diverso. Commercialista AI lo scrive apertamente: è in versione beta e può sbagliare cliente, importo o data, o non vedere una scadenza. Per questo ogni proposta ha accanto la fonte da cui viene, e niente parte senza la conferma dello studio.

Gli unici invii che possono partire da soli sono i solleciti e i promemoria che lo studio decide di accendere, con i tempi che sceglie. Le risposte ai clienti e gli F24 no: li legge e li manda una persona. Non è una limitazione tecnica, è una scelta di progetto coerente con l'articolo 13.

Lo diciamo anche a chi valuta il programma: se cerchi uno strumento che risponda ai clienti senza che tu legga, questo non fa per te. Meglio perdere una vendita che mettere uno studio in una posizione scomoda.

Come capire se uno strumento rispetta il ruolo del commercialista: 5 domande

Bastano 5 domande al fornitore, prima di qualsiasi prova. Se una risposta è vaga, è già una risposta.

  1. Cosa parte senza la mia conferma? La risposta giusta è un elenco breve e preciso, che puoi accendere e spegnere tu. «Dipende» non è una risposta.
  2. Da dove viene ogni proposta? Accanto a una scadenza o a un importo deve esserci l'email o il documento di origine, così il controllo dura secondi e non minuti.
  3. Chi ha fatto cosa? Ogni invio deve restare registrato con il suo esito, e ogni persona dello studio deve avere il proprio accesso.
  4. Cosa non fa? Un fornitore serio te lo dice senza che tu lo chieda: cosa non trasmette, cosa non legge, dove serve il tuo gestionale.
  5. Come informo i miei clienti? L'articolo 13 chiede di comunicare l'uso dell'intelligenza artificiale. Commercialista AI mette a disposizione un modello di informativa, da adattare prima dell'uso.

Queste domande valgono per qualsiasi programma, non solo per il nostro. Se le risposte sono chiare, lo strumento sta dalla parte giusta della regola: prepara, e lo studio firma.

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L'intelligenza artificiale può firmare o trasmettere una dichiarazione al posto del commercialista?

No. La legge 132/2025 limita l'intelligenza artificiale alle attività di supporto, e la trasmissione resta un atto dello studio. Commercialista AI, in particolare, non manda niente all'Agenzia delle Entrate: le trasmissioni si fanno dal gestionale, come oggi.

Il commercialista deve dire ai clienti che usa l'intelligenza artificiale?

Sì. L'articolo 13, comma 2, della legge 132/2025 chiede di comunicare al cliente i sistemi di intelligenza artificiale usati, con un linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Il modo più pratico è un'informativa scritta, consegnata all'inizio dell'incarico o con il primo invio.

Chi è responsabile se una bozza preparata dall'intelligenza artificiale contiene un errore?

Lo studio, verso il proprio cliente. Per questo una bozza va sempre letta prima dell'invio. In Commercialista AI le risposte e gli F24 partono solo dopo la conferma di una persona dello studio, e ogni invio resta registrato con il suo esito.

Uno studio piccolo, con 1 o 2 persone, ha senso che usi l'intelligenza artificiale?

Spesso è lo studio che ne ricava di più, perché il titolare fa da solo anche invii e solleciti. Il piano Essenziale arriva fino a 30 clienti e comprende scadenze, email dei clienti e archivio; il controllo resta comunque a chi firma.

Quanto tempo serve per imparare a lavorare con questi strumenti?

Per uno strumento che lavora sulla posta che lo studio usa già, la parte tecnica è breve: si collega la casella e si caricano i clienti. Il tempo vero serve a prendere l'abitudine di controllare le proposte con la loro fonte. L'avvio guidato con il nostro team è compreso in ogni piano.

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