L'imprenditore può usare l'intelligenza artificiale da solo? Dove si ferma, cosa resta al commercialista
Oct 14, 2026No, l'imprenditore non può fare tutto da solo con l'intelligenza artificiale. Può provare a leggere un estratto conto, abbozzare un'autofattura o capire una scadenza, ma la firma, la responsabilità fiscale e il controllo finale restano sempre al commercialista, come impone la legge 132 del 2025.
Sempre più imprenditori, soprattutto delle piccole imprese, chiedono allo studio se possono gestirsi qualcosa da soli con l'intelligenza artificiale, invece di passare ogni documento al commercialista. Secondo l'indagine ANSA e Fondazione Nazionale dei Commercialisti del 22 ottobre 2025 su oltre 4.000 professionisti, il 34,1 per cento degli studi usa già l'intelligenza artificiale e il 71,9 per cento prevede di usarla entro tre anni: la curiosità arriva anche ai loro clienti, non solo agli studi. In questo articolo vediamo cosa un imprenditore può davvero provare da solo, dove il rischio sale, e perché il commercialista resta comunque il punto di passaggio obbligato.
Indice
- Cosa può fare oggi un imprenditore da solo
- L'autofattura è il punto più delicato
- L'estratto conto letto da solo: dove inizia il rischio
- La legge chiede comunque un professionista che risponde
- Cosa resta sempre al commercialista
- Il percorso più sicuro: imprenditore e studio insieme
Cosa può fare oggi un imprenditore da solo
Un imprenditore può leggere e capire un documento con l'aiuto dell'intelligenza artificiale: una fattura in lingua straniera, un estratto conto bancario pieno di sigle, una comunicazione dell'Agenzia delle Entrate scritta in linguaggio tecnico. Può anche usare un assistente per riordinare le proprie carte prima di consegnarle allo studio, o per capire a grandi linee di cosa parla una circolare prima di chiedere una spiegazione al commercialista. Questo è un uso reale e già diffuso: secondo Istat, nel rapporto "Imprese e Ict, anno 2025" del 15 dicembre 2025, il 16,4 per cento delle imprese con almeno 10 addetti usa già l'intelligenza artificiale, con il 15,7 per cento fra le piccole e medie imprese. Sono numeri che riguardano l'uso generale in azienda, non solo la contabilità, ma mostrano che l'imprenditore medio ha già in mano questi strumenti ogni giorno, non solo lo studio.
Il limite arriva quando da "capire un documento" si passa a "produrre un documento con valore fiscale". Lì cambia tutto.
L'autofattura è il punto più delicato
Il caso più chiesto è l'autofattura per un pagamento a un fornitore estero senza fattura in arrivo. L'imprenditore vorrebbe prepararsela da solo con un assistente, invece di aspettare lo studio. Qui il rischio concreto è duplice: l'aliquota applicata può essere sbagliata (ogni acquisto estero ha regole diverse secondo il paese e il tipo di servizio), e il documento finisce comunque nello SdI, il Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, con tutte le conseguenze di un invio fiscale formalmente scorretto. Un'intelligenza artificiale può aiutare a preparare la richiesta della fattura al fornitore o a organizzare i dati del pagamento, ma l'aliquota giusta, l'invio allo SdI e la registrazione nel gestionale dello studio restano un lavoro tecnico che nessuno strumento consumer gestisce da solo oggi, e che la legge comunque riserva alla responsabilità del professionista abilitato.
Lo stesso vale per il reverse charge sulle fatture d'acquisto italiane: integrare il documento con il codice giusto richiede conoscere la norma specifica di quell'operazione, non solo il testo della fattura.
L'estratto conto letto da solo: dove inizia il rischio
Un imprenditore può chiedere a un assistente di spiegargli una voce strana sull'estratto conto, o di aiutarlo a capire quali pagamenti non hanno ancora una fattura collegata. È un controllo utile, soprattutto per chi incassa con più canali insieme, conto bancario, carta, PayPal. Il rischio comincia quando quella lettura diventa la base per decidere da soli cosa dichiarare: un giroconto scambiato per un ricavo, un rimborso scambiato per un pagamento cliente, un movimento personale confuso con quello aziendale. Sono errori che un occhio esperto individua in pochi secondi e che un imprenditore da solo, anche con un buon assistente, rischia di non vedere, perché non conosce lo schema contabile dietro a quella riga.
La riconciliazione vera, quella che confronta i movimenti di banca con la contabilità dello studio, resta un lavoro che parte dal gestionale e che il professionista controlla riga per riga: l'intelligenza artificiale può solo evidenziare le differenze, non decidere come sistemarle.
La legge chiede comunque un professionista che risponde
Dal 10 ottobre 2025 la legge 132 del 2025, all'articolo 13, impone che il lavoro del professionista resti prevalente rispetto a quello di qualsiasi sistema di intelligenza artificiale usato in uno studio, e che il cliente venga informato con chiarezza di quando e come viene usato. La norma parla di studi e professionisti, non di imprenditori che lavorano da soli: ma il principio di fondo, una responsabilità umana riconoscibile su ogni atto fiscale, resta valido anche quando l'imprenditore vorrebbe saltare questo passaggio. Nessuna autofattura, nessuna dichiarazione, nessun F24 può restare senza una persona identificabile che ne risponde davanti all'Agenzia delle Entrate: un'intelligenza artificiale, per quanto precisa, non ha questa responsabilità e non può firmare nulla.
Cosa resta sempre al commercialista
Riassumendo cosa non si può spostare sull'imprenditore, anche con il miglior assistente disponibile: la scelta dell'aliquota IVA su un'operazione non standard, l'invio allo SdI di qualunque documento fiscale, la registrazione nel gestionale dello studio, la decisione finale su come trattare un movimento dubbio in contabilità, la firma su dichiarazioni e comunicazioni agli enti, e la risposta diretta quando l'Agenzia delle Entrate fa una domanda. Questi passaggi restano dello studio non per prudenza, ma perché la legge li riserva a un professionista abilitato che ne porta la responsabilità.
Il percorso più sicuro: imprenditore e studio insieme
Il modo più utile per usare l'intelligenza artificiale non è farla scegliere tra imprenditore e commercialista, ma farla lavorare su due fronti diversi e collegati. L'imprenditore può usarla per organizzare meglio i propri documenti prima di consegnarli, per capire più in fretta una comunicazione ricevuta, per avere una prima spiegazione prima di una domanda allo studio. Il commercialista può usarla per leggere la posta dei clienti, riconoscere a chi appartiene una cartella o un avviso bonario, preparare le bozze di risposta e tenere sotto controllo le scadenze di ogni cliente, con la conferma finale sempre sua. In questo modo lo stesso strumento riduce il tempo perso su entrambi i lati, senza mai spostare la responsabilità fiscale fuori dallo studio.
Un esempio concreto: un imprenditore che riceve 3 comunicazioni diverse nello stesso mese, una cartella, un avviso bonario e una richiesta di un cliente, può oggi usare l'intelligenza artificiale per capire subito di cosa parla ciascuna, prima ancora di scrivere allo studio. Questo accorcia la prima telefonata con il commercialista, perché l'imprenditore arriva già con le domande giuste. Il passaggio successivo, cioè decidere cosa fare di ogni comunicazione e rispondere agli enti, resta però sempre del professionista: è lì che la responsabilità personale conta, non nella prima lettura del documento. Separare questi due momenti, capire e decidere, è il modo più semplice per sapere quando l'imprenditore può muoversi da solo e quando deve fermarsi.
Un imprenditore può preparare da solo l'autofattura con l'intelligenza artificiale?
Può prepararne una bozza per capire i dati del pagamento, ma l'aliquota corretta, l'invio allo SdI e la registrazione contabile restano un lavoro dello studio, perché un errore su questo documento ha conseguenze fiscali dirette.
L'intelligenza artificiale può sostituire la riconciliazione bancaria fatta dal commercialista?
No. Può evidenziare quali movimenti non hanno ancora una fattura collegata, ma la decisione su come trattare ogni differenza resta un controllo contabile che fa il professionista, non uno strumento automatico.
Cosa dice la legge 132 del 2025 su chi può usare l'intelligenza artificiale in studio?
Impone che il lavoro del professionista resti prevalente su quello dell'intelligenza artificiale e che il cliente sia informato di quando e come viene usata, dal 10 ottobre 2025, secondo l'articolo 13 della norma.
Un piccolo imprenditore rischia qualcosa se usa l'intelligenza artificiale senza il commercialista?
Il rischio non è nello strumento ma nel passaggio successivo: se quel lavoro diventa una dichiarazione, un'autofattura o un F24 senza il controllo di un professionista, l'errore resta comunque a carico dell'imprenditore davanti all'Agenzia delle Entrate.
Conviene far usare l'intelligenza artificiale sia all'imprenditore che allo studio?
Sì, su compiti diversi: l'imprenditore per organizzare e capire i propri documenti, lo studio per leggere la posta, riconoscere i clienti nelle comunicazioni e preparare le bozze, con la conferma finale sempre del professionista.
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