Informativa ai clienti sull'intelligenza artificiale in studio commercialista

Commercialista, intelligenza artificiale: l'informativa ai clienti

Sep 30, 2026

Uno studio commercialista che usa l'intelligenza artificiale deve consegnare ai clienti un'informativa scritta, perché lo impone la legge 132 del 2025, articolo 13: il cliente ha diritto di sapere quando uno strumento automatico partecipa alla preparazione del suo lavoro, e il professionista resta comunque il responsabile finale.

Non è un adempimento burocratico in più da inventare da soli. È una frase chiara da consegnare, una volta, prima di iniziare a usare lo strumento con quel cliente.

Sommario

Cosa dice davvero la legge 132 del 2025

La legge 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, regola l'uso dell'intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali. L'articolo 13 stabilisce due cose insieme. La prima: nelle professioni regolamentate, incluso il commercialista, l'intelligenza artificiale può essere un supporto al lavoro, ma il contributo intellettuale del professionista deve restare prevalente. La seconda: il cliente deve essere informato in modo chiaro se e come uno strumento di intelligenza artificiale viene usato per il suo lavoro. Lo scrive la Fondazione Nazionale dei Commercialisti nella guida operativa pubblicata il 24 ottobre 2025: l'informativa non è facoltativa, è un passaggio previsto dalla norma.

La legge non impone un modulo standard uguale per tutti gli studi. Impone un contenuto minimo e un principio: trasparenza verso il cliente, responsabilità piena del professionista.

Cosa deve contenere l'informativa

Un'informativa completa risponde a tre domande in poche righe. Primo, in quali attività dello studio viene usata l'intelligenza artificiale: ad esempio nella preparazione di bozze di risposta alle email, nel controllo delle scadenze, nella lettura di documenti ricorrenti. Secondo, chi controlla il risultato prima che arrivi al cliente: la risposta corretta è sempre il professionista, mai lo strumento da solo. Terzo, dove vanno i dati che vengono trattati e per quanto tempo restano conservati.

Non serve un documento di 10 pagine. Serve una frase onesta, facile da capire per un imprenditore che non conosce il gergo tecnico: l'intelligenza artificiale prepara una parte del lavoro, lo studio verifica e firma ogni documento prima che esca.

Chi prepara l'informativa in studio

In uno studio con più soci o collaboratori, il rischio concreto è che nessuno si senta responsabile di scriverla: ognuno pensa che lo faccia un collega, e passano mesi senza che un solo cliente la riceva. La soluzione più semplice osservata negli studi che l'hanno già fatta è affidare la stesura a una sola persona, di solito il titolare o il socio che ha deciso di introdurre lo strumento, con un testo unico che poi si adatta cliente per cliente solo nei dettagli (tipo di attività, servizi coinvolti).

Non serve coinvolgere un legale esterno per un testo di questo tipo, a meno che lo studio non gestisca già altre informative complesse (privacy, antiriciclaggio) e voglia integrarle in un unico documento. In quel caso ha senso far rileggere il testo a chi segue già gli adempimenti dello studio, proprio per evitare due documenti scollegati che dicono cose diverse sugli stessi dati dei clienti.

Quando consegnarla ai clienti

Il momento giusto è prima di usare l'intelligenza artificiale su un caso di quel cliente specifico, non dopo. Per i clienti già in carico allo studio, il consiglio pratico è inserire l'informativa nella prima comunicazione utile, ad esempio insieme alla richiesta dei documenti per la dichiarazione annuale o alla lettera di rinnovo dell'incarico. Per i clienti nuovi, l'informativa entra direttamente nella lettera di incarico, così il consenso e la trasparenza partono insieme al rapporto.

Per uno studio con centinaia di clienti, mandarla tutta insieme a tutti nello stesso giorno non è quasi mai realistico: il modo più ordinato è agganciarla a un evento che riguarda comunque quel cliente, come l'apertura della dichiarazione annuale o il rinnovo dell'incarico, così l'informativa arriva senza bisogno di un invio dedicato in più solo per quello.

L'errore più comune: informativa generica e mai aggiornata

Il difetto che si vede più spesso negli studi che hanno già provato a scriverne una da soli è il testo troppo generico, copiato da un modello trovato online e mai adattato agli strumenti realmente usati in quello studio. Un'informativa che parla di intelligenza artificiale in astratto, senza dire quali attività coinvolge, non protegge davvero il cliente e non mette lo studio al riparo in caso di controllo. Il secondo difetto è non aggiornarla quando lo studio inizia a usare lo strumento anche per nuove attività: l'informativa consegnata un anno fa, prima di aver introdotto la lettura automatica delle scadenze, va integrata quando quella funzione entra in uso.

Cosa resta sempre al professionista

La legge 132 del 2025 è chiara su un punto che vale la pena ripetere: l'intelligenza artificiale prepara, il professionista decide. Una bozza di risposta a un cliente, una data di scadenza letta da un documento, una proposta di classificazione di una spesa non diventano mai definitive senza un controllo umano. Questo non è solo un obbligo di legge, è anche ciò che rende l'informativa credibile agli occhi del cliente: non promette un sistema che lavora da solo, promette un professionista che lavora più veloce con un aiuto sotto controllo.

Uno studio che ha già iniziato a usare l'intelligenza artificiale senza aver ancora consegnato l'informativa non deve smettere di usarla per rimettersi in regola: deve semplicemente scrivere il testo e consegnarlo ai clienti coinvolti il prima possibile, come si fa con qualunque adempimento arretrato, senza aspettare un controllo esterno per muoversi.

Come funziona con uno strumento come Commercialista AI

Alcuni strumenti pensati per gli studi commercialisti, come Commercialista AI, includono già un modello di informativa da adattare, proprio perché costruiti tenendo conto della legge 132 del 2025 fin dall'inizio. Il modello parte da un principio semplice: lo strumento propone, lo studio firma. Resta comunque lavoro dello studio personalizzare il testo con le attività realmente in uso e consegnarlo ai clienti, lo strumento non lo fa al posto del professionista.

Chi vuole vedere come si presenta in pratica un'informativa di questo tipo, insieme al resto del lavoro quotidiano di uno studio (posta dei clienti, scadenze, documenti ricorrenti) può guardare Commercialista AI su uno studio di esempio, senza registrarsi. Sul proprio studio si parte da 79 euro più IVA al mese e, se nel primo mese non convince, il mese viene rimborsato.

Fino al 30 settembre 2026 è possibile partecipare al webinar gratuito delle 18:30 su commercialisti.davidecaiazzo.it, dove viene mostrato come si usa l'intelligenza artificiale in studio, informativa inclusa.

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Bisogna avvisare tutti i clienti o solo alcuni?

Va avvisato ogni cliente per cui lo studio usa effettivamente l'intelligenza artificiale in una fase del suo lavoro, non l'intera lista clienti a prescindere. Se lo strumento entra in uso solo per una parte dell'attività dello studio, ad esempio le email o le scadenze, l'informativa riguarda i clienti coinvolti in quella parte.

L'informativa serve anche se il cliente non fa domande?

Sì. L'obbligo previsto dalla legge 132 del 2025 non dipende dal fatto che il cliente chieda spiegazioni: è lo studio a dover informare per primo, prima di usare lo strumento su un suo caso.

Cosa succede se uno studio non consegna l'informativa?

La legge 132 del 2025 lega l'informativa al principio di trasparenza verso il cliente e alla responsabilità del professionista. Non consegnarla espone lo studio a una contestazione sulla correttezza del rapporto con il cliente, oltre a non essere in regola con un obbligo di legge in vigore dal 10 ottobre 2025.

L'informativa va firmata dal cliente?

La legge chiede che il cliente sia informato in modo chiaro, non impone necessariamente una firma per accettazione. Molti studi scelgono comunque di farla firmare o confermare via email, per avere una prova scritta della consegna.

Un'informativa generica trovata online va bene?

No. Un testo copiato senza adattarlo alle attività realmente svolte con l'intelligenza artificiale in quello studio rischia di essere troppo vago per essere utile, sia per il cliente che per lo studio in caso di verifica.